Ellittico incantamento
inclinato fra tempo e lagune
di ghiaccio sottile
note a filo
le dita ti stirano in archi
melodia distillata agli estremi
silenzi tra schiume ti aspettano
accordi e farfalle su impalcature
d’aria
Ellittico incantamento
inclinato fra tempo e lagune
di ghiaccio sottile
note a filo
le dita ti stirano in archi
melodia distillata agli estremi
silenzi tra schiume ti aspettano
accordi e farfalle su impalcature
d’aria
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I versi sono sassi nell’acqua
la lentezza del tempo sconcerta l’albero –
una luce di gesso spolvera i rami
pesa su mezzelune di ciglia
disegnate sui volti chiusi
il giardino dorme, il cane respira
scorre tra rive l’acqua bianca
e soffrono in attesa semi e ossa –
non c’è luna d’arancio che lieviti
né rossore di schiuma a rompere il vetro –
giacciono nel profondo le sillabe
dormienti, in trasmutazione
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Reblogged from VDBD – Viadellebelledonne:
Fosse un frutto . Una tazza di thè, forte e chiara con un vortice in fondo – il suono del cucchiaino . nei suoi umidi panni, la notte si sbriciola . fosse un frutto, il giorno che viene o ciambella fragrante, sangue d’amore nelle parole e nei segni rosignolo selvatico nella bruma, liuto nel bosco …
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foto di Piero Orsoni
Navigavo fra isole senza radici
nel giorno più lungo di una stagione –
nella mobile casa, ero tranquilla
ai miei piedi scorreva il cielo
la città mi guardava da lontano
cupole e campanili bucavano l’asfalto
esistono pure dimore sbarrate
stanze immobili, comandamenti ciechi –
per salvarmi l’anima, costruisco
cassapanche quadrate in legno chiaro
scavo gallerie fra cascate
di lenzuoli stracciati, oggetti naufraghi
abiti vecchi, Barbies coi capelli in fiamme
tra migliaia di libri senza catalogo
e torno a navigare su lagune
di fumiganti nulla, dove splende
la nebbia nel mattino – la sera
posano zampe su corallo e fango
gli aironi, reti scure si allungano
a catturare i mitili, l’acqua
si rispecchia nel cielo
il silenzio canta
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Marzo ’79
Stanco di tutto ciò che viene dalle parole, parole non linguaggio,
Mi recai sull’isola innevata.
Non ha parole la natura selvaggia.
Le sue pagine non scritte si estendono in ogni direzione.
Mi imbatto nelle orme di un cerbiatto.
Linguaggio non parole.
.
I ricordi mi vedono
Una mattina di giugno in cui era troppo presto
Per svegliarmi ma troppo tardi per riprendere sonno,
Devo uscire nel verde che è colmo
Di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.
Non si vedono, si fondono completamente
Al paesaggio, perfetti camaleonti.
Sono così vicini che li sento respirare
Benché il canto degli uccelli dia stupore.
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Controluce salivano gli archi
ebani e crini vibravano paralleli
da gusci d’ombra, il violoncello cantava
il contrabbasso profondo rispose
con i violini giovani
nell’urgenza insistente, un batticuore…
l’orchestra di Vivaldi s’impennò:
fu tempesta di braccia, danza e frusta
delle dita sapienti, polvere luminosa –
le clessidre si fusero in estuari
di desideri al fosforo e note esplose
oltre gli alberi millenari, oltre gli intrecci
di foglie stellate – albe e tramonti
scorrevano bruciando i contorni
stagioni senza fine riempivano lo spazio
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Mio paese,
grappolo di uva che splendi sul mare
quale futuro il millennio ci prepara?
Grappolo teso che intorno smuovi
profumi umori soccorsi grida,
ascolta la voce di chi ama la vita.
Sull’orizzonte corrono nubi
e invano invochiamo giorni
a nostra misura.
Mio paese,
grappolo di uva splendente
con la tua incoscienza
pensi forse di navigare,
senza scaronzare,
fra l’insano potere del mondo?
1997-1999 Continua a leggere »
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