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libertango

foto di Piero Orsoni

Morire di bellezza verso un lucido azzurro –
il flauto, un arco che sale – intorno si alzano mura
vertiginose
e tu scivoli indietro e vedi cieli
di penetrabile smalto –
angoli neri della periferia
in polveroso agguato –
e tu sei lontano, troppo lontano dalla terra
dove il tuo spirito è nato – quando
la solitudine invade un ritmo batte
tre colpi, un vuoto – tre colpi, una sospensione
non puoi precipitare perchè il ritmo sale

foto di Luca Campigotto

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Se la mia vita fosse uno zampillo
d’acqua chiara con gorghi di note
e facile scrivessi, come mano
che sfiora i tasti, pizzica le corde
evoca melodie, rilancia accordi –
niente è fermo, tutto è sempre nuovo –
se la mia vita fosse una follia
di quadri e canto, segni e gesti –
una fra tanti, una nel fluire
di ogni cosa nel tempo – esisterei

A volte
io mi vedo così, in sgretolata
fulminazione di specchio –
nel bosco, ululati lontani
tizzoni vaganti, stanze di fuoco e sangue
il vento è un mantello nero, divora
ogni cosa vivente – o notte
di ghiaccio smaltato
una lama di luce affonda il volto
del nulla che sono, io
tela screziata di ragno
dietro lo specchio

RED LAND

red land

Consiglio vivamente la lettura integrale del post originale, scritto da Papagena, e, se lo fate, mettete direttamente i like o gli eventuali commenti su “scritti di Papagena”. Grazie mille!

SCRITTI di PAPAGENA

Uno squarcio di mare fra pendii boscosi, un paese di pietra con viuzze scoscese; si apre a poco a poco un microcosmo umano in una piccola e varia folla di personaggi in ansiosa attesa: della pace? del disastro imminente? Un inizio in apparenza lento riesce a rendere quell’atmosfera sospesa, i bisbigli di chi deve nascondersi e aspetta la resa dei conti, le illusioni di chi spera in un cambiamento rivoluzionario, la calma mantenuta nelle famiglie nonostante la paura. Lo sguardo a sprazzi si allarga alle città, Padova e Trieste, ai militari disorientati che aspettano chiarezza – dal pensoso e composto generale che riflette su una guerra sbagliata ai soldati che vogliono d’istinto tornare a casa per nascondersi e a loro volta proteggere le famiglie e non sanno nemmeno a chi sarebbe giusto rimanere fedeli, al re o al duce. Ai fascisti convinti o tiepidi che temono per le loro famiglie…

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eco di preghiera

Nella mente –
laboratorio in scadenza –
sentieri e odori
non collimano più
i colori, garze di nebbia
aprono
rarefatte formule di pensieri
cellule di ricordi
in rotta di collisione –
è l’inverno laico
senza cere né lame di luce
indistinta rimane un’eco
di preghiera
svapora
nel cielo blu

suono stellare

Poi, quando tutto
sarà quiete e silenzio
e sarò sola nello spazio
mi nutrirò di verdure idroponiche
tornerò pura più di un bimbo da latte
la carne marcita e l’incertezza
della mente corrotta
esaleranno per sempre in nubi
ceneri cosmiche a perdere –
generazioni di fango e metalli crudeli
risucchiate nei gorghi dei buchi neri
e sarà come
nulla mai fosse stato
rimarrà l’onda lunga di un suono
stellare

niente di nuovo

Niente di nuovo tranne l’immergersi
in queste ore di fumo e nebbia –
dopo l’intensa luce di fari e spot
trascolora la pena dell’inverno
di là da venire
per le nature solitarie –
pregheranno allora, forse
con esile voce di bimbo
o si sapranno negare
dentro un mantra senza padri?

Dimenticanze intermittenti
ti separano da te stesso –
ti perdi, senza saperlo, e poco
manca all’oblio decisivo