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Buone feste!

Gherardo delle notti “Natività”

la mia vita

La mia vita a lunghi intervalli
non è vita
estensione del respiro monotono
pausa del pensiero
sfregio del cuore

e meno sento, meno
comprendo la voce umana –
l’eleganza del fiore m’incanta
la statura dell’albero
e l’onda mi accarezza
in sereno groviglio…
io stessa non consisto più
sono aria e amo la nuvola
solo la nuvola in lieve
dissolvimento

fossi mai stata

Di così esili fili quasi ragno
io fossi, appeso al temporale
o quasi foglia io fossi nel ruggire
di rossa tramontana –
sotto gli ultimi raggi mi sfilo…

fossi mai stata o forse
mai avessi parlato con te
né con nessuno

carta velina

Laurence Winram

Sottile come carta velina
la nostra esistenza vibra in bilico

fronte-retro, io sono
e sono il nulla:
mani trasparenti alla luce,
foglie di pioppo al vento i miei pensieri
sfumati in alone e baleno –
così sottile la mia consistenza
già proiettata in lontananze
senza ritorno

Il silenzio

Mi ha sommerso il silenzio

è venuto dopo i pensieri
non detti, le invisibili note:
il suono è sprofondato nel cuore
colato in un buco nero

e non ho più voce:
di tutto il canto che volevo
è rimasta un’armonia sottintesa
vive in un mondo parallelo
di cascate, echi e nebbie

Là dove siamo nati e quando
chi sparì nelle fosse, chi disgregato
ombra su muro bianco

vennero ricostruzioni e fioriture
silenzi complici e false
rivoluzioni

e noi, che abbiamo il nulla dentro,
densamente abbiamo vissuto
a singhiozzo – ora,
dopo lungo sconcerto il mondo
è alveare impazzito

sullo sfondo un ritmo incalzante:
ecco aprirsi un ventaglio di strade
verso l’Apocalisse

Laguna

Io non sapevo più che la laguna

ha correnti, meandri, scaglie

luminose – dal fondo di fango alla

superficie in fermento

tutta una vita preme: pesci ed erba

isole vegetali a pelo d’acqua

fiumi azzurri sul verde

e le nasse hanno curve

le secche sono serpenti – argento

smeraldo e vento, questa

è vita vera, scompare

ogni cosa virtuale

bollicine

Piccoli promemoria e sfere di cristallo
bollicine di un’anima persa
altrove –
tra rovesci di sole e gocce sparse
nell’alone di luce da eclissi
io mi sento un gabbiano
affamato
chiamo un mondo lontano, disperso

Lentamente mi sfilo dal tempo

giorno dopo giorno

dal margine e dal centro

lentamente mi scorrono ai lati

invisibili giorni: l’inconsistenza

di ciò ch’è stato

ancora si sfalda – ieri

era neve, silenzioso bagliore, oggi

si accende il petalo della tua bocca, e già

più non mi sei vicino

ad ogni passo

Ad ogni passo scendo

un gradino più in basso sull’acqua nera

e il lampione che obliqua la pozza

ad ogni soffio più brividi mischia –

più lento è il passo sui macigni

e veloce la corsa controvento

indicibile peso al corpo

fantasmi e pietre nel tempo