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eco di preghiera

Nella mente –
laboratorio in scadenza –
sentieri e odori
non collimano più
i colori, garze di nebbia
aprono
rarefatte formule di pensieri
cellule di ricordi
in rotta di collisione –
è l’inverno laico
senza cere né lame di luce
indistinta rimane un’eco
di preghiera
svapora
nel cielo blu

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suono stellare

Poi, quando tutto
sarà quiete e silenzio
e sarò sola nello spazio
mi nutrirò di verdure idroponiche
tornerò pura più di un bimbo da latte
la carne marcita e l’incertezza
della mente corrotta
esaleranno per sempre in nubi
ceneri cosmiche a perdere –
generazioni di fango e metalli crudeli
risucchiate nei gorghi dei buchi neri
e sarà come
nulla mai fosse stato
rimarrà l’onda lunga di un suono
stellare

niente di nuovo

Niente di nuovo tranne l’immergersi
in queste ore di fumo e nebbia –
dopo l’intensa luce di fari e spot
trascolora la pena dell’inverno
di là da venire
per le nature solitarie –
pregheranno allora, forse
con esile voce di bimbo
o si sapranno negare
dentro un mantra senza padri?

Dimenticanze intermittenti
ti separano da te stesso –
ti perdi, senza saperlo, e poco
manca all’oblio decisivo

foglia tra foglie


Vivere accanto al sasso
nel silenzio addensato da fruscii
di sgretolamenti minimi
che il ghiaione sotterra

stendersi, filo d’erba tra fili
sull’orlo rosso dell’autunno –
nel pallore d’immensi cieli
essere foglia
macerata tra foglie
roccia rigata da un gocciare
incessante
guglia scomparsa nella notte
vapore di luce
che la luna attraversa
ventaglio di gocce
nell’aurora

ho visto cieli

Ho visto cieli e precipizi
e lo splendore di pareti
invincibili
prati brillanti a perdere
e sentieri ondulati, alberi vivi
acque cadenti a scroscio
il sordo racconto del fiume
che irretisce
uomini e uccelli

cicale lontane


Persa nei campi elisi di un balcone
ascolti il suono delle cicale
attutito dal tempo
bimbi nudi e salati corrono fra le dune
selvagge degli Alberoni
era un altro millennio e il vento
respirava tra i rami degli oleandri
come fa ora lungo i condomini
ti chiamavano Pupa, abbronzata dal sole
del mare e della montagna
ricordi sempre più lievi
galleggiano nei tuoi capelli d’argento
di giorno sogni, la notte scompari
dietro persiane sbarrate
ma continui a sentire un suono
come di cicale lontane

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

Vengo da un mondo scomparso
navigo a vista
tra ostacoli mobili e scogli
figure mi vengono incontro
di densità ignota
mi scalfiscono, a volte le schivo
vengo da un mondo ignoto
inghiottito dal tempo, per questo
io non ho guscio, non mi difendo
che facendomi poco a poco
trasparente fra trame, invisibile quasi
dentro un fluido alieno

per non perdermi, fisso puntine
di parole nei punti
cardinali del mio sentire
me stessa, fra flussi
di pollini inconsistenti