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Chiusa dentro di me non come seme
sono veranda vuota, legna da ardere –
sono una vecchia casa sulla strada
a tornanti, in discesa lungo il fiume
degradato a rigagnolo
nero

vedo un fantasma dietro i vetri
e spariscono i corvi nella sera

 

 

                                                  Laurence Winram

All’improvviso il tempo
non fu più tempo
le circostanze furono sufficienti
a colmare le ore
fu tagliata la linea di continuità
abolita ogni forma d’attesa
e con fluidi balzi
e un lievissimo ronzio
fu pieno il giorno

avanzano le ombre

 

                                                                                                   Omar Galliani

Le ore stanno acquattate
e mi guardano dall’orologio:
non c’è niente di male nell’attendere
il fruscio calmo della sera

tranquille avanzano le ombre
sulla frontiera del davanzale
scansano la mia ansia
caute scivolano sotto la massa
dei miei pensieri buttati via

ecco, i minuti mi stanno davanti
e il silenzio del cielo si espande
nel crepuscolo cinerino

 Omar Galliani

 

S’accendono lucine intermittenti
nel buio della memoria
i giorni sono colate di lava
ottundono i sensi, rallentano i gesti
pedalo leggo cammino in cerchio

la mia vita in stand – by
inciampa nell’umido calore
io, nell’attesa quotidiana
che il sole diventi nero
e il buio mi sciolga in un lungo sonno

Laurence Winram

Non so come andrà a finire
in questo mondo di scompensi
le parole non sono più chiave
ostinata le cerco
troppe e insignificanti
o svanite in un pozzo
di nulla

meglio sarebbe nascere pittore
e mischiare i colori con gusto
illuminare gli occhi di chi guarda

meglio sarebbe diventare cuoca
nutrire con cibo nuovo chi ami

le parole servono soltanto a me
le perdo e sono
vestito sfilato gettato al suolo
corpo lontano e solo
vagante fra ombre
perse

se trovo un filo di parole torno
corpo vivo, bordato di perle

Cristian Schloe

Nella mente si incollano i pensieri
in questa lunga estate ferma
sempre al punto d’inizio –
non vedo papaveri in fiore
sui bordi dei fossi
sabbia né strade
e il sole non nasce né tramonta
nella salsedine, in mezzo a brividi

sfarfallano parole incongrue
nei libri e sullo schermo –
rimango tra le pareti e mi aggiro
cammino su pietre, talvolta
ma sempre le stesse

e così mi si incollano i pensieri
dentro la spugna inerte del cuore
dalla mia mente non sfrecciano
parole vere

sogno il verde

foto di Piero Orsoni

Da una terra di pietre sogno il verde
io, anima usurata da cento chiusure
intorno e dentro a me

armonie di marmi nell’acqua
mi confortano
ma ora
dormiente quasi, e smussata
mi perdo

fulminata nel vuoto del lockdown
conoscevo la solitudine antica
fra milioni di anime inchiodate

e la vita riprende, nei suoi modi
ritorti e aspri – io resto
in sospensione vaporosa

foto di Piero Orsoni

Nel pomeriggio sonnacchioso
oltre le tende ariose, nel cortile
senti le voci dei bambini
mescolate, che a stento le distingui

i bambini, nel dopoquarantena
tornano a cinguettare, a pattinare
rifioriscono intorno come prima

 

 

magritte

Il respiro di luce nel mattino
dona pace allo sguardo
ed è fresco l’inizio –
mezzogiorno mi abbaglia
ho polmoni di vetro, nervi in fiamme –
scorre liscio il meriggio, senza appigli
ed il tempo precipita, fermo
nubi dense offuscano i cieli

mi ritaglio una luce nella sera

quarantena

Winram

Viviamo appesi a milioni di dati
i nostri sogni sono numeri e spartiti
passiamo il giorno a disinfettarci le mani
i volti dei nostri cari sono ridotti a quadratini

noi, cancellati da maschere bianche
il mondo com’era prima, un ricordo lontano
passiamo ore e giorni dentro scatole chiuse
fuori, piazze e strade sono spazzate
da irrespirabili venti – soli nel pianeta
perso in distanze siderali