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carta velina

Laurence Winram

Sottile come carta velina
la nostra esistenza vibra in bilico

fronte-retro, io sono
e sono il nulla:
mani trasparenti alla luce,
foglie di pioppo al vento i miei pensieri
sfumati in alone e baleno –
così sottile la mia consistenza
già proiettata in lontananze
senza ritorno

Il silenzio

Mi ha sommerso il silenzio

è venuto dopo i pensieri
non detti, le invisibili note:
il suono è sprofondato nel cuore
colato in un buco nero

e non ho più voce:
di tutto il canto che volevo
è rimasta un’armonia sottintesa
vive in un mondo parallelo
di cascate, echi e nebbie

Là dove siamo nati e quando
chi sparì nelle fosse, chi disgregato
ombra su muro bianco

vennero ricostruzioni e fioriture
silenzi complici e false
rivoluzioni

e noi, che abbiamo il nulla dentro,
densamente abbiamo vissuto
a singhiozzo – ora,
dopo lungo sconcerto il mondo
è alveare impazzito

sullo sfondo un ritmo incalzante:
ecco aprirsi un ventaglio di strade
verso l’Apocalisse

Laguna

Io non sapevo più che la laguna

ha correnti, meandri, scaglie

luminose – dal fondo di fango alla

superficie in fermento

tutta una vita preme: pesci ed erba

isole vegetali a pelo d’acqua

fiumi azzurri sul verde

e le nasse hanno curve

le secche sono serpenti – argento

smeraldo e vento, questa

è vita vera, scompare

ogni cosa virtuale

bollicine

Piccoli promemoria e sfere di cristallo
bollicine di un’anima persa
altrove –
tra rovesci di sole e gocce sparse
nell’alone di luce da eclissi
io mi sento un gabbiano
affamato
chiamo un mondo lontano, disperso

Lentamente mi sfilo dal tempo

giorno dopo giorno

dal margine e dal centro

lentamente mi scorrono ai lati

invisibili giorni: l’inconsistenza

di ciò ch’è stato

ancora si sfalda – ieri

era neve, silenzioso bagliore, oggi

si accende il petalo della tua bocca, e già

più non mi sei vicino

ad ogni passo

Ad ogni passo scendo

un gradino più in basso sull’acqua nera

e il lampione che obliqua la pozza

ad ogni soffio più brividi mischia –

più lento è il passo sui macigni

e veloce la corsa controvento

indicibile peso al corpo

fantasmi e pietre nel tempo

uccello di passo

Come vino e pane
tra briciole di telegiornale

il mattino è l’ora salsa:
speranze gettate fra le dune
raddrizzano i fiori sullo stelo –
oggi che morte e vita sono scompaginate
ad ogni passo faccio il punto
sono un caleidoscopio scosso

si rincorrono i bimbi nel Campo del Ghetto
stridono felici come passeri al vento –
e io affronto le pietre con precauzione
scruto le ragnatele spaccate

dove nasce la nebbia e muore il sole
fossi uccello di passo nella sera

orizzonte di tenebre

Non ricordiamo più il tempo
dei visibili volti, dei corpi senza paura
i giorni dei contatti e degli abbracci –
bianche e nere le maschere, sordo
sotto gli abiti il cuore che ci rode

Ci sigilla un pianoro astratto
dominio di nebbie incombenti
chi passa, non ha parola nè nome

Qui non esiste il divenire
l’oggi è soltanto un copiaicolla
di giorni svaporati

domani, un orizzonte di tenebre

Buon San Valentino

https://it.wikipedia.org/wiki/San_Valentino_(festa)