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Brooke Shaden

Era un giorno di vento teso
mulinelli e cartacce da schivare
un giorno da procedere obliqui
invidiando lo slancio ai gabbiani –
padroni del vento e frecce
sommersi in un giubilo di raffiche

era un giorno di vento sferzante
l’aria sbucciava la crosta al mondo
svelava stringhe del passato, a caso
sapori e suoni in smarrimento

ora che il vento ci spinge
verso incroci sbagliati
sentieri senza biforcazioni
più forte dei gabbiani è la memoria:
una tenerezza antica, i grilli nella notte
il mare d’estate, profumo di abeti
voci amate che il passato
ci sospinge nel vento

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incipit

Farò la dieta del sonno
nel silenzio che mi dilava
aspetterò
nuove sillabe e parole nuove
mi farò piccola piccola
tanto lo sono già, dentro
per spiccare un fiore d’inverno
mi brucerò di freddo le dita
e goccerà sangue sulla neve –
che importa – dentro il tacere greve
di una mente sorpassata dai giorni
sboccerà un incipit, forse
di quale libro non so

oceano viola

Un oceano di sonno senza violini:
mi piacerebbe scivolarvi dentro. ..

torrenti di suoni si gettano
nell’alveo di danze vibranti –
se il pianoforte racconta una storia
un violoncello sotterraneo tocca
sabbie profonde nell’anima –
il violino si slancia d’imperio
l’intreccio avvolge ogni cosa
in elegie senza riparo…
i nervi scoperti sono un grido silenzioso
ecco infine l’oceano senza nome
mosso appena da imperturbabili suoni
è l’oceano di sonno senza violini
ti sommerge con un tremito viola

stella alpina

Nel cuore del mio silenzio ho trovato un libro:
avvitato a spirale
sfogliava pagine quasi bianche –
mi rabbrividì la nuca un soffio
a precipizio, sussurri in fuga
rotazioni di fogli all’indietro…

il silenzio invase ogni pagina:
scivolò dal biancore abbagliante
una piccola stella alpina:
nella sua consistenza di panno
era grigia, candida e verde
rappresa da un sole lontano

Edelweiss (Leontopodium alpinum)

AUGURI!

rami

Così le disegnavo da bambina
potrebbero essere foglie
di una foresta tropicale
con i leoni nascosti dietro
e lo stupore del doganiere Rousseau

nello spazio fra due caseggiati
è inverno teso ma esplode
questo mattino una similprimavera
alto è il cespuglio, danzano le foglie
l’aria è lavata e il vento lieve:
non sono rami ma brani dei miei ricordi –
un attimo, e l’aroma svanisce

dove il cielo

Non esistono parole umane
a scalfire i blocchi di solitudine –
conchiglie incluse nelle faglie siamo
nei mari del passato saremo scaglie
risaliremo succhiati da un vortice
sui tetti delle città, i crinali dei monti
voleremo sempre più in alto
continenti ed oceani si apriranno –
in un sibilo d’aria rarefatta
saliremo a vedere dove il cielo
diventa nero