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C’è sempre un procedere a ritroso
laghi e fiumi, pianure
qui si perde l’ultima luce –
cadono dai rami silenziose parole
le stacchi come frutta

spesso procedi a sbalzi
storditi sul tempo vuoto –
nel ventre notturno filtrano voci
guardi in alto, qualcuno sparge
folate improvvise di stelle

nello spazio deserto un cuore bussa

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Foto di Piero Orsoni

oltre il giorno cristallizzato
nel riverbero sfatto di splendore
con dita di schiuma l’aria
ti scioglie in quiete perfetta

Laurence Winram

accadde in silenzio
contemplando un azzurro lontano
e poi oltre la curvatura
all’improvviso rimasi spoglia
di tutto
senza me stessa, senza un centro
petalo trasparente, trama di foglia
disincarnato nocciolo di ciliegia
nel piatto bianco –
alle mie spalle, dietro il vetro
si mossero con lieve fruscio
ombre disordinate

Rotko

Quante tragedie, quante vite
sfumate in ombra di nulla –
lentamente il tempo ronza
ed è cicala impazzita, nebbia
intorbidato vapore dove
brulicavano maree ruggenti
folle agitate e persone sole
scivolate giù, ai bordi…
quanti passaggi e trasferimenti
dalle macerie fino al niente –
lo chiamavano il secolo breve
ma tutto è iniziato molto prima –
vite oscure e vite alte
tutte dissolte in pioggia leggera…
il buio scende alla fine, sempre
non ho ricordo del giorno
né diritto alla nostalgia
scivolata dentro una finestra
estranea di tempi e luoghi

Brooke Shaden

Era un giorno di vento teso
mulinelli e cartacce da schivare
un giorno da procedere obliqui
invidiando lo slancio ai gabbiani –
padroni del vento e frecce
sommersi in un giubilo di raffiche

era un giorno di vento sferzante
l’aria sbucciava la crosta al mondo
svelava stringhe del passato, a caso
sapori e suoni in smarrimento

ora che il vento ci spinge
verso incroci sbagliati
sentieri senza biforcazioni
più forte dei gabbiani è la memoria:
una tenerezza antica, i grilli nella notte
il mare d’estate, profumo di abeti
voci amate che il passato
ci sospinge nel vento

incipit

Farò la dieta del sonno
nel silenzio che mi dilava
aspetterò
nuove sillabe e parole nuove
mi farò piccola piccola
tanto lo sono già, dentro
per spiccare un fiore d’inverno
mi brucerò di freddo le dita
e goccerà sangue sulla neve –
che importa – dentro il tacere greve
di una mente sorpassata dai giorni
sboccerà un incipit, forse
di quale libro non so

oceano viola

Un oceano di sonno senza violini:
mi piacerebbe scivolarvi dentro. ..

torrenti di suoni si gettano
nell’alveo di danze vibranti –
se il pianoforte racconta una storia
un violoncello sotterraneo tocca
sabbie profonde nell’anima –
il violino si slancia d’imperio
l’intreccio avvolge ogni cosa
in elegie senza riparo…
i nervi scoperti sono un grido silenzioso
ecco infine l’oceano senza nome
mosso appena da imperturbabili suoni
è l’oceano di sonno senza violini
ti sommerge con un tremito viola