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ancora un giorno

L.Winram

Ancora un giorno, ancora
un altro pomeriggio:
le tre e tre quarti, anzi quasi le quattro
solo un lieve ronzio
ed il tempo avanza senza cedere
agli intoppi d’abisso
ecco
sono le cinque, anzi
quasi le sei
sto guadagnando un giorno
ho perso ciò che non so
sedimentato nello stagno
vuoto
che non conosco, infisso
dentro di me, nel profondo

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Silenzio e solitudine sono il mio respiro –
disegnano una quiete danzante
tutto l’oro d’autunno e il rosso
di foglie lanceolate

treni di tenebre hanno scompigliato
le nostre vite, ma poi
vennero le stanze calme
con pareti di porpora e angeli sparenti
caddero note sospese
di neve lenta

mutevole rapsodia

Non esiste altro luogo dove andare
ora è il tempo della melodia
non più indugi, attese e sconforto
una pioggia di note crivella
corpo e mente in un mare di suoni…
ti travolge il ragtime – onda anomala

non esiste altro luogo dove andare
ma soltanto il presente che scivola
e il sassofono scioglie e sprofonda
con mutevole rapsodia

notturno

Lawrence Winram

Il silenzio scorreva tra lievi
sfarfallamenti del tempo:
ad ogni stanza, perdevo un abito
una gonna, una giacca, una memoria –
dai vetri accostati delle finestre
penetrava una polvere di note –
nebuloso emerse un ricordo

mi riavvolse il silenzio come feltro
nella stanza del nulla denso
persi un cappotto, memorie e parole –
nell’altra stanza, precipitavano numeri
frasi e versi, diagrammi a colori

e il silenzio scorreva sempre
verso la danza dei vortici neri

nell’ultima stanza, la mia anima nuda
fu accarezzata da un notturno
distillato con preziosa lentezza –
note e silenzio si fusero
nella vibrazione
sparente

Non desidero altro che la sera
la sera e la frescura
dopo il giorno urgente e sfasato
la sera ed intonaci
non più assolati – per ultimo
risplende un quadrato giallo –
ma le finestre tacciono
ogni tegola è chiusa
nel suo silenzio, le mura
del condominio si saldano
in angoli definitivi –
dentro, le pareti si perdono un po’
frasi intere si cancellano
nelle pagine del mio quaderno

però la sera mi consola
amica del mio lento disfarmi…
fossi un gatto, giocherei con il filo
della mia vita che si sgomitola
sempre e ancora lo inseguo

 

nuvole

Voglio
rimanere così
accarezzare con gli occhi il grano
ondulato, la strada ricurva
morbidi prati – e non far caso
ai bagliori di nuvole gonfie
in ambiguo transito

Non toccare la pelle della mia casa
potrei crollare
già così mi dissolvo
se un’ondata di polvere s’alza
dentro un taglio di luce brillante