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Il tempo è una tenda chiara
la muove il vento in trasparenza
rintocco di campana oltre la laguna
eco d’infanzia lontana

il tempo è garza su ferite
vetta di un gotico campanile
vibrazione dello sterminato
silenzio
prima che la brezza cada

dalla linea d’ombra allora vedremo
tornare lenti su oblique file
i vascelli oscuri dell’oltre

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sul balcone

E così, alla fine,
me ne sto anch’io sul balcone
a guardare il verde che sale
con larghe foglie dirompenti
respiro l’aria e il verde salvia
le rose rabbrividite su altissimi steli
boccioli densi vicini a petali sfatti
rovesciati quasi – sì, sto sul balcone
aspiro il vento e sento l’eco
d’invisibili mondi

suasivo un merlo

 

 

Fra rotazioni di pollini
e foglie in fremere
suasivo un merlo fora il tempo
calmo del pomeriggio –
nubi d’argento e cieli brevi
sopra i tetti e le case
popolate da scarne figure sole –
più in là
torrenti d’animali e d’uomini
in polverose
transumanze

piove


Piove sui cancelli sbarrati
sulle aeree foglie
vive nella tempesta breve
e piove
sull’oleandro, sulle vetrate
con brividi nelle pozze –
diluvia nei miei ricordi veloci –
corse pazze nel bosco, corpi
fumiganti sotto il riparo –
grandina come noci spaccate
grandina sempre fuori
dentro non piango
nelle stanze recluse aspetto

anche oggi è un giorno di vento teso….

quindi, ripropongo parte di una mia poesia 

scritta lo scorso inverno

Era un giorno di vento teso
mulinelli e cartacce da schivare
un giorno da procedere obliqui
invidiando lo slancio ai gabbiani –
padroni del vento e frecce
sommersi in un giubilo di raffiche

era un giorno di vento sferzante
l’aria sbucciava la crosta al mondo
svelava stringhe del passato, a caso
odori e suoni in smarrimento

Tra l’ombra e il sole
non pretendo risposte al giorno –
il mio pensiero è un corridoio che sale
cigolio di barche, struscio di passi
dalla città s’irradiano strade
lungo le fondamenta solitarie
palpita di luce il cuore –
riccio d’inverno, lo scioglie il sole

libertango

foto di Piero Orsoni

Morire di bellezza verso un lucido azzurro –
il flauto, un arco che sale – intorno si alzano mura
vertiginose
e tu scivoli indietro e vedi cieli
di penetrabile smalto –
angoli neri della periferia
in polveroso agguato –
e tu sei lontano, troppo lontano dalla terra
dove il tuo spirito è nato – quando
la solitudine invade un ritmo batte
tre colpi, un vuoto – tre colpi, una sospensione
non puoi precipitare perchè il ritmo sale

foto di Luca Campigotto