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magritte

Il respiro di luce nel mattino
dona pace allo sguardo
ed è fresco l’inizio –
mezzogiorno mi abbaglia
ho polmoni di vetro, nervi in fiamme –
scorre liscio il meriggio, senza appigli
ed il tempo precipita, fermo
nubi dense offuscano i cieli

mi ritaglio una luce nella sera

quarantena

Winram

Viviamo appesi a milioni di dati
i nostri sogni sono numeri e spartiti
passiamo il giorno a disinfettarci le mani
i volti dei nostri cari sono ridotti a quadratini

noi, cancellati da maschere bianche
il mondo com’era prima, un ricordo lontano
passiamo ore e giorni dentro scatole chiuse
fuori, piazze e strade sono spazzate
da irrespirabili venti – soli nel pianeta
perso in distanze siderali

pensieri nudi

 

Pasqua senza resurrezione
per la mia fede in stand by
il mio raggio di sole è uno schermo
dove oscilla un volto di bimbo
e mi parla di foglie nuove
con stupore saggio

l’avanzata del tempo è strisciante
ma dovunque
la morte trasparente si espande
inchioda il fiato, pesa alle spalle
e non esistono sabati né lunedì
solo parole sprecate, silenzi esplosivi
il magma virtuale vibra e si svuota
ci restano soltanto
pensieri nudi

Il silenzio del mondo
in una stanza:
ogni cosa al suo posto
il nulla al centro

nella città di pietra irreali
sgusciano ombre, girano gli angoli
il respiro si spezza nell’aria maligna –
una bellezza oscura
sotto una patina opaca

sola nell’acqua lattiginosa
scivola un’anatra con piume
morbide

almerighi

La mia piccolezza

L’inconscio di stelle
in me alimenta
la fame di bellezza, l’arpa leggera
arroventa nel suono
l’ode straniera, nel sonno della sera
inargenta l’anima
la tristezza. Lenta lenta
la rima nel cuore s’accorcia, brilla
una nuvola
senza che la senta, nell’eternità
m’annienta
l’azzurro, nel sangue
s’addormenta. L’urlo
senza far rumore violenta
nel canto universale la dolcezza
dell’asprezza.

di Irene Rapelli, qui:

La mia piccolezza

*

IL PAESAGGIO

Il paesaggio stamattina allungava le braccia
e veniva a prendermi dalla finestra

voleva scuotere il respiro statico della notte
e farlo scivolare giù dove ci sono frammenti delle vite

e insolito come il silenzio assuma le vesti della natura
e borbotti e fischietti aprendo leggere fessure ai miei pensieri

i miei polmoni sono così pieni che vorrebbero uscire
e mescolarsi all’aria tenera che accarezza le viole

sono contenta e scrivo parole che non uccidono
loro si sono innamorate di un aquilone!

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Dove s’aggruma il sonno
mi ha spiccato una lama dai sogni

la luce del giorno ha pozze dense
e regalo alla stanza gesti lenti –
taglio la frutta e spezzo il pane
la danza dell’orologio è sempre eguale

alla fine, nessuno deve sapere
quando le ore saranno sospese

ho visto il vuoto

 

Ho visto il vuoto ed era nel passato
pozzo di memorie affondate
prato di fiori vermigli
falciati a mazzi

e vedo il presente vuoto
appeso a un filo
di alterni richiami e silenzi
grigi

quando il futuro è nebbia
sono in un tram, corro
dentro un morbido nulla
bianco