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Archive for the ‘poesia’ Category

l’ora ferma

foto di Piero Orsoni

L’ora ferma
esala malinconia dai camini
oscura ombre danzanti sui vetri
equivoca incroci di specchi
appesi ieri
annera squarci
aperti su pallide speranze –
in alto
più grigio di cenere sparsa
immobile è il cielo

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Il silenzio sulla panchina, fuori
è un altro silenzio –
quando siamo sull’orlo d’erba
e intorno
niente fuorchè l’aria ci separa
da lontanissimi declivi, da merli di roccia
taglienti, da orizzonti invisibili
dietro le montagne viola –
piovono raggi di sole come argento
dalle nubi forate – è l’ultima sera

il silenzio e lo spazio davanti alla panchina
sospesa sul precipizio d’erba, a nulla
si può paragonare

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Non so chi fossi
né con chi parlavo –
nella mia assenza
plurime sottrazioni

(voci lontane, nel tempo e nello spazio
risorgeremo un giorno, dicono
saremo ancora carne e sangue
saremo insieme, purificati)

Dentro questi
orizzonti di fuoco e ghiaccio sciolto
tutto sembra cadere nel
precipizio
sbriciolarsi nel nulla –
io m’illudo soltanto
di tramonti
fili d’erba e sorrisi di bambini –
poi, galassie e distanze siderali
dove risuona ancora il tutto

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Usciremo forse talora
dal cubo di silenzio e d’aria
condizionata
esiste un mondo rumoroso ancora
fuori / noi, fasciati da pagine scritte
e trasparenze di stoffe
ripiegati con cura su piccoli mali
trascineremo fuori ancora i nostri corpi
di fatica e sudore
schiveremo mille collisioni
nuovamente vedremo persone
di mille forme e condizioni
bruciati dal sole, sfiancati dalle pietre
con piccoli bimbi al traino
circondati da cani stizzosi

ancora ci chiederemo quanti
racchiudono un proprio senso dentro
salvato dal tempestoso volteggiare
dei mondi urlanti che ruotano intorno

mentre noi – nel cubo di silenzio
a stento percepiamo il quasi nulla
vibrante nel tempo

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la bambina del sogno

La Pupa guarda il mondo e non si annoia
beve il tempo a piccoli sorsi
e pause pazienti –
ogni giorno ha i suoi ritmi, e qualche
sorriso tra i suoi capelli
lucenti e spumosi

la Pupa ha una grande casa, gremita
di silenzi e ricordi – quanto lontani?
pronti a spuntare dietro gli angoli
sotto i centrini, dai mobili, dalle finestre
sempre chiuse dopo le sette
in luminose esplosioni
di grida e corse: è la bambina
del sogno, è lei
presente e viva, profumata di mare
mai stanca

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Laurence Winram

 

Il tempo è una tenda chiara
la muove il vento in trasparenza
rintocco di campana oltre la laguna
eco d’infanzia lontana

il tempo è garza su ferite
vetta di un gotico campanile
vibrazione dello sterminato
silenzio
prima che la brezza cada

dalla linea d’ombra allora vedremo
tornare lenti su oblique file
i vascelli oscuri dell’oltre

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sul balcone

E così, alla fine,
me ne sto anch’io sul balcone
a guardare il verde che sale
con larghe foglie dirompenti
respiro l’aria e il verde salvia
le rose rabbrividite su altissimi steli
boccioli densi vicini a petali sfatti
rovesciati quasi – sì, sto sul balcone
aspiro il vento e sento l’eco
d’invisibili mondi

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