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Archive for the ‘poesia’ Category

Val Venosta

Le mele crescono dove c’è tanta acqua
i merli cantano, le case s’alzano in volo
respirano nuvole i boschi – dentro la torre
si appendono pipistrelli nudi

lavorano i vivi, dormono i morti
sulla ghiaia del cimitero
vagano lumini rossi

se la terra è tutta cosparsa di fiori
mille torrenti trascinano tronchi e fango
mormora l’acqua, il vento impazza –
dentro i castelli, torture e vessilli

dal Cristo fuoriesce sangue
l’angelo è d’oro
la Vergine impugna la spada

alberi coronati di luce
guardano le nuvole in fuga
scotonate sui dorsi dei monti

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luce pomeridiana

Sun Liangang

Ritornerò in montagna
a cercare l’altrove
l’io vero, puro da inganni
finzioni e fraintendimenti

nell’aria libera, sarò me stessa
frammentata nei sassi e nei fili d’erba –
guarderò i profili dei monti a onde
tra quinte di pini fruscianti

tra le nuvole in corsa e profumi
di prati falciati, dilaterò il mio io
piccolo, sparirò nell’azzurro quasi
bianco di luce pomeridiana

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Safet Zec

Ma perchè hai dovuto andartene
con tanta, difficile lentezza

vivevi in un mondo di ombre –
oltre la memoria e verso
dimensioni di presenze sfumanti,
di nebbie, forse, o del nero più denso

ogni tuo passo era sempre più lento
finchè non ci furono più passi
però, lo spirito continuò a viaggiare –
non potevi dirlo a nessuno
ma sapevi la direzione del viaggio

gli attimi duravano secoli
i giorni morivano in uno zero –
la morte intrecciata con la vita
fece scivolare le tue ore
verso un buco nero
dove non esisteva il tempo

per me, il tempo ha cambiato nome

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Il bimbo, la mamma, la nonna e la bisnonna
tutti eravamo insieme nel sogno
di sabbia giallo-oro e cielo azzurro –
fra le nuvole, creste e dentelli d’onda
passava un respiro arioso
“non toglierti il cappellino”gli dissi
andiamo a salutare la bisnonna –
passeggiando sulla sabbia soffice

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Viktor Hartmann

 

Fossi petalo sparso o seme
e mi beccasse un merlo a primavera
rosa su verde, capriccio
fantasia musicale che si perde,
martellante saltello di note, rivolo
dentro una passeggiata di Mussorgsky –
è finita la danza degli gnomi
si dilata un incedere solenne
in processione di gioia e oro puro –
fossi rosa sfogliata o briciola
nella piena di un fiume, fossi accordo
dentro la processione sacra che avanza
verso la porta grande di Kiev

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Luca Campigotto

Abitare l’assenza
dove la terra è pietra
prosciugata da rivoli carsici:
sopra, scatta la salamandra
dentro, un groviglio di cunicoli –
abbrancate da filo spinato
si accatastano ossa e ombre

e fantasmi del tempo trasvolano da ogni dove
questo incrocio di pianure lontane
calamita e respingimento
di genti rimescolate –
nei quattro angoli della mia anima
questa assenza è un soffio
di fantasmi sfilati
il vento, una livella che spiana

il mio corpo è un vorticare di molecole –
intorno, vedo soltanto
pollini librati su precipizi,
su cascate di minuscoli rimbalzi
e immani trasmigrazioni

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Di quanti filtri
pellicole adesive trasparenti
maschere d’argilla o creta
rapprese ai bordi, crepate con fulmini
in trasversale sull’anima,
di quanta cartapesta e fondotinta
sul volto abbiamo bisogno
per sentirci esistere
e calamitare l’altrui attenzione –
quante reti comprimono
gesti, pensieri, parole
in quali cavità la mente cola
corpo e spirito trafugati
da illusioni precarie
coazioni a ripetere
serialità stampigliate
di stereotipi –
quando
saremo noi
fuori dai lacci?

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