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Posts Tagged ‘acqua’

Val Venosta

Le mele crescono dove c’è tanta acqua
i merli cantano, le case s’alzano in volo
respirano nuvole i boschi – dentro la torre
si appendono pipistrelli nudi

lavorano i vivi, dormono i morti
sulla ghiaia del cimitero
vagano lumini rossi

se la terra è tutta cosparsa di fiori
mille torrenti trascinano tronchi e fango
mormora l’acqua, il vento impazza –
dentro i castelli, torture e vessilli

dal Cristo fuoriesce sangue
l’angelo è d’oro
la Vergine impugna la spada

alberi coronati di luce
guardano le nuvole in fuga
scotonate sui dorsi dei monti

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sono quel che sono

Quanto è precario vivere con questo
poco e troppo poco
nella marea del mondo
io mi sento sommersa, quasi
ma sono quel che sono
e per me il poco è tutto
e per strada raccolgo poco a poco
fieno ed erba strappati a ciuffi
subito sparpagliati vanificati
volati via col vento
il fare mi tiene insieme
sbucciando parole come frutta
l’acqua rischiara il tutto
l’acqua copre
diviene bianco il grigio
scorre il nero
sulla pagina aperta
mai finita

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convergenza sospesa

isola-dei-morti

Di tanto in tanto, l’isola dei morti
si staglia fra cielo e mare –
convergenza sospesa tra voli

i corridoi dei vivi, sorretti dall’acqua
disegnano curve sulla laguna –
di tanto in tanto, la marea dei viandanti
vacilla dondolando su pietre

e mille vele dalle punte aguzze
rompono i gonfiori a ventaglio, sbandano
veloci al punto di fuga

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lievemente

foto di Piero Orsoni

foto di Piero Orsoni

Lievemente, sull’ali di un disagio
percettibile appena
scorre il viaggio sull’acqua…
alle spalle, una scia
sulla luce della laguna, ormeggi
disseminati…

ci accompagna un sussurro
cadenzato –
quando e come
finirà il nostro viaggio?

scivolando nel cielo appare
un’angelica traccia
o piuma
forse strappo
a forare la curva
invisibile
dell’orizzonte

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cerchio d’acqua

acqua

Cerchio d’acqua – pozzo di desideri
hai pareti di trasparenza
verdazzurro vetrosa
corpo lucente, sigillo convesso
sul fluido nulla

l’acqua mi chiama
sprofondo nei barlumi di un nido
occulto
scendo ancora
mi rovescio nel punto zero

liquido informe, in tangenza
di solitudine estrema
mi disegni l’abito transitorio
di pelle sottile – dentro, esisto

volto antico e sfocato
da lontananze crudeli
un sorriso chiaro ti affiora
lampo obliquo nell’acqua –
ho sapore di terra in bocca
gocce di cielo negli occhi

cerchio d’acqua, pozzo
di fluido nulla

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quasi straniera

quasi straniera

La morte notturna mi rovescia
spiaggiata nelle stanze incoscienti
nel mattino, un’eco lontana
acqua impaziente nei tubi
brontolio di motori sull’acqua
o forse
un alfabeto di note straniere
le capisco un po’ meno
ogni giorno che passa

figure sformate si aggirano per le calli
al posto dei piccioni
gabbiani in picchiata come albatros

mi specchio dentro volute
di pietra e acqua torbida
quasi straniera nella città
me ne andrò
in trasparenza

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Philippe Parreno

Philippe Parreno “My Room is a Fish Bowl”

La mia stanza è una casa di pesci
galleggianti a lenti intervalli
nelle note del
pianoforte

sfrecciano scafi dietro i vetri –
sazi di bianchi spazi noi
dalle grandi finestre
vediamo acqua e nuvole
navi e cupole in transizione –
separati dal mondo, noi

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