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Posts Tagged ‘corpo’

 

Luca Campigotto

Abitare l’assenza
dove la terra è pietra
prosciugata da rivoli carsici:
sopra, scatta la salamandra
dentro, un groviglio di cunicoli –
abbrancate da filo spinato
si accatastano ossa e ombre

e fantasmi del tempo trasvolano da ogni dove
questo incrocio di pianure lontane
calamita e respingimento
di genti rimescolate –
nei quattro angoli della mia anima
questa assenza è un soffio
di fantasmi sfilati
il vento, una livella che spiana

il mio corpo è un vorticare di molecole –
intorno, vedo soltanto
pollini librati su precipizi,
su cascate di minuscoli rimbalzi
e immani trasmigrazioni

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Di quanti filtri
pellicole adesive trasparenti
maschere d’argilla o creta
rapprese ai bordi, crepate con fulmini
in trasversale sull’anima,
di quanta cartapesta e fondotinta
sul volto abbiamo bisogno
per sentirci esistere
e calamitare l’altrui attenzione –
quante reti comprimono
gesti, pensieri, parole
in quali cavità la mente cola
corpo e spirito trafugati
da illusioni precarie
coazioni a ripetere
serialità stampigliate
di stereotipi –
quando
saremo noi
fuori dai lacci?

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francesca

Francesca Bonfatti

Oltre le frontiere del corpo
compatte solitudini nude
dentro aloni bituminosi –
l’orologio era fermo
niente minuti ma solo gesti
sporadicamente tardi
lo stupore del corpo imperioso
interrogativo
un braciere e passi vaganti
dal buio alle tenebre fitte –
oltre le frontiere del corpo
derive in agguato

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qualcosa di me

"Tempête de Neige" exposé en 1842 de J.W. Turner  Snow Storm - Steam-Boat off a  Harbour's Mouth making Signals in Shallow Water, and going by the Lead

“Tempête de Neige” exposé en 1842 de J.W. Turner

Vorrei vivere qualcosa di me
che non fosse già scritto
uscire dalla casa del corpo
restando dentro
rabbrividire di nuvole
nel vortice sulla città
rotolarmi nei flutti
dello spazio oltre il tempo
nera è la nitidezza del cielo
scosse elettriche mi frantumano
tutto gira: la zanzara la mosca i petali
pesci nel torbido a boccheggiare
nel torbido canale in emergenza
lo scirocco è un vento tosto
precipita calcinacci dai muri
e mi accontento dello scritto
mi separo dal resto
arretra il senso

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Arancia vuota

magritte 3

Questo giorno è una mela vuota
appendino buttato lì
coppa colma che si allontana
affondare del corpo inerte
fuggono i fili
la mente si sfalda

questa vita è un’arancia vuota
un battente incastrato, con tarli
figurina che mi fa ciao
e sparisce
l’infanzia mia

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cimitero
la presenza degli alberi
abbracciava ogni pietra, ogni nome inciso
sprofondare di sassi, ossa senza nome
stridori di motoseghe nel cimitero ebraico
e quell’uomo, in alto, che gridava scostatevi
viene giù, crolla il ramo grande

la corona alta di piante
mi metteva una frenesia di graffiare il tempo –
un lampo nel groviglio, i gesti si chiusero
sull’erica spettinata
le parole nei vasi di ruggine

poi, corsero per i tronchi discorsi antichi
rami turgidi di memorie fecero uscire
fiduciosi sussurrri dal fogliame

come se ci credessi pregavo
come fossero vivi, respiravo per loro
e per chi vive nella prigionia del corpo
assaporavo guizzi di luce nell’acqua

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come e quando

Cristina Finotto

Cristina Finotto

come e quando
sarò altro
nel crepuscolo breve del mattino
sarò goccia sul filo, sarò pozza
dell’inverno fangoso, come e quando
sarò corpo di nebbia e non-pensiero

altri si occuperanno della carta
divideranno
l’umido dal secco

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