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altalena

Caffaro Mario

E trattengo il pensare dalle cime
confondendo i principi con la fine

Chi vuol giocare con me all’altalena?
Elena lo fece, ma non per gioco
forse, nel bosco dalle fronde chiare
prima di mille donne, poi mille altre
dondolarono nei secoli per disperazione

il nemico era dentro le porte
nelle viscere e nella memoria
nella pelle stava inciso, incastrato nelle ossa
ma se non puoi cacciarlo rientra in te stessa
arraffa la vita goccia dopo goccia
tocca con gioia ingorda il filo d’erba
nel microcosmo sarai serena

minima è la densità dei secondi
ecco, nell’alba la luce si alza

Rispondendo a una richiesta di Papagena, aggiungo a questo testo una precisazione che vale per tutti.
La mia altalena non è quella di Elena, ma la “normale” altalena di alti e bassi che ogni essere umano prova, e forse le donne di più: per risalire dai bassi, a volte la poesia aiuta.
Nel mito greco, c’è un legame tra l’altalena e la morte per impiccagione, vedi i miti e i riti relativi ad Erigone; quanto ai miti relativi ad Elena di Troia, la loro quantità ed estensione nel tempo e nello spazio sono considerevoli.
Secondo la tradizione principale, dopo la guerra di Troia Elena tornò col marito, e visse con lui a Sparta onorata e rispettata, in quanto non considerata colpevole ma vittima del fato.
Secondo un’altra versione, Elena morì impiccata a Rodi, in seguito ad una vendetta.
Rabbrividisco pensando alle giovani indiane stuprate e impiccate.
Tuttavia, tutti e tutte, ieri come oggi, abbiamo le nostre altalene psicologiche; ci sono nemici lontani e nemici vicini, che ci rubano la pace e purtroppo anche la vita. I nemici più difficili da riconoscere sono dentro di noi.Se non li debelliamo, non saremo mai liberi.

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La luna risucchiata dentro il cuore
io l’ho sorpresa, di primo mattino
fluttuava provvisoria
sopra un tetto
dentro un’aura diffusa
e trasparente

con gioia
ho respirato il suo silenzio

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cannella e miele

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foto di Piero Orsoni

Dovremmo ancora parlare coi morti
invitarli alle nostre tavole in festa
e pensare alle culle
posate sotto l’ombra di una croce

rimescolare gioia e dolore nel canto
è una dolce fatica,
ma non vorremmo dover impastare
farina, zucchero e lacrime

e se i disastri ci ruotano intorno
se fra gli angeli imperversano droni,
dobbiamo preparare ai nostri bimbi
i dolci della tradizione:
cannella e miele, senza lacrime

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Fuochi di canto

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C’è un suono che spezza il vetro –

lontane melodie stellari

chi le comprende e ascolta?

 

Dentro la chiesa

un vento caldo accende

i gotici colori ascensionali –

e noi, piccole cose nere

sotto l’altare siamo

mantice all’organo che esplode

fuochi di canto e crepitare

di gioia nelle mani

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