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Posts Tagged ‘luce’

magritte

Il respiro di luce nel mattino
dona pace allo sguardo
ed è fresco l’inizio –
mezzogiorno mi abbaglia
ho polmoni di vetro, nervi in fiamme –
scorre liscio il meriggio, senza appigli
ed il tempo precipita, fermo
nubi dense offuscano i cieli

mi ritaglio una luce nella sera

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Dove s’aggruma il sonno
mi ha spiccato una lama dai sogni

la luce del giorno ha pozze dense
e regalo alla stanza gesti lenti –
taglio la frutta e spezzo il pane
la danza dell’orologio è sempre eguale

alla fine, nessuno deve sapere
quando le ore saranno sospese

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vertigine

Perigliosa vertigine del nulla
quante volte mi afferri
scivolo verso il bianco
assoluto
zero segni o riscontri
niente echi
una pace insidiosa giace
dentro un imbuto senza luce
un chiarore opaco mi chiama

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niente di nuovo

Niente di nuovo tranne l’immergersi
in queste ore di fumo e nebbia –
dopo l’intensa luce di fari e spot
trascolora la pena dell’inverno
di là da venire
per le nature solitarie –
pregheranno allora, forse
con esile voce di bimbo
o si sapranno negare
dentro un mantra senza padri?

Dimenticanze intermittenti
ti separano da te stesso –
ti perdi, senza saperlo, e poco
manca all’oblio decisivo

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non toccare la pelle

Non toccare la pelle della mia casa
potrei crollare
già così mi dissolvo
se un’ondata di polvere s’alza
dentro un taglio di luce brillante

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luce pomeridiana

Sun Liangang

Ritornerò in montagna
a cercare l’altrove
l’io vero, puro da inganni
finzioni e fraintendimenti

nell’aria libera, sarò me stessa
frammentata nei sassi e nei fili d’erba –
guarderò i profili dei monti a onde
tra quinte di pini fruscianti

tra le nuvole in corsa e profumi
di prati falciati, dilaterò il mio io
piccolo, sparirò nell’azzurro quasi
bianco di luce pomeridiana

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canneti

Niente più ore ma soltanto
canneti nella nebbiosità
un grido rauco d’uccello ignoto
sciacquio nella melma
prima dell’alba –
la laguna era immersa
nel tempo alieno del sogno

più in là, strisce d’erba e barene –
sognavano i semi, i vermi
gli insetti e il fango
intriso di antichi cocci

una lama di luce
rasa sull’acqua torbida
evaporò i fantasmi –
apparvero, in danza traslucida
arabeschi cangianti

 

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