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Posts Tagged ‘parole’

incipit

Farò la dieta del sonno
nel silenzio che mi dilava
aspetterò
nuove sillabe e parole nuove
mi farò piccola piccola
tanto lo sono già, dentro
per spiccare un fiore d’inverno
mi brucerò di freddo le dita
e goccerà sangue sulla neve –
che importa – dentro il tacere greve
di una mente sorpassata dai giorni
sboccerà un incipit, forse
di quale libro non so

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dove il cielo

Non esistono parole umane
a scalfire i blocchi di solitudine –
conchiglie incluse nelle faglie siamo
nei mari del passato saremo scaglie
risaliremo succhiati da un vortice
sui tetti delle città, i crinali dei monti
voleremo sempre più in alto
continenti ed oceani si apriranno –
in un sibilo d’aria rarefatta
saliremo a vedere dove il cielo
diventa nero

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Lawrence Winram

Il silenzio scorreva tra lievi
sfarfallamenti del tempo:
ad ogni stanza, perdevo un abito
una gonna, una giacca, una memoria –
dai vetri accostati delle finestre
penetrava una polvere di note –
nebuloso emerse un ricordo

mi riavvolse il silenzio come feltro
nella stanza del nulla denso
persi un cappotto, memorie e parole –
nell’altra stanza, precipitavano numeri
frasi e versi, diagrammi a colori

e il silenzio scorreva sempre
verso la danza dei vortici neri

nell’ultima stanza, la mia anima nuda
fu accarezzata da un notturno
distillato con preziosa lentezza –
note e silenzio si fusero
nella vibrazione
sparente

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metafore

raggi

Potrei squagliare ardenti metafore
stagliarle come diamanti
o blocchi di cioccolata amara

anche perchè come potrei
squallidamente buttare lì
piccole perfide colpe
le miserie del corpo e del cuore
e non esiste
penitenza in sequenza di ave e gloria

preferisco le metafore, allora
e m’invento parole
infilzate da mutevoli raggi

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corcos

Non era che sogno e ricordo
tutto
nella stanza dei grilli o nel cortile
del gatto in amore
nel giardino dei fichi e rosmarini, tu
intrecciata di immagini a colori

il ricordo era sogno e il sogno ricordo
nelle pagine, dentro i libri o nei tramonti
gloriosi sulla laguna – però
la bellezza dell’acqua e dell’aria erano colme
di nostalgie verso mondi ignoti

sotto la galleria degli ippocastani
è stato un sogno il ricordo
di parole scambiate e perse
mai pronunciate
dentro griglie di nebbia e colature
rarefatte – nelle intricate caverne
di cespugli vibrava l’eco
di un’altra vita, altrove

e adesso che il tramonto è davvero
un calare definitivo
attraversando un caleidoscopio
di vite sfiorate senti
che il sogno è ricordo
il ricordo sogno

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reti

campigotto

Luca Campigotto

Questo è il regno di mezzo
non è giorno né notte
vita né morte
non è sonno e neppure
mente lucidamente sveglia

in questo mondo di mezzo i morti
dicono ai vivi ma non parole
non sono essenziali i verbi
né l’affetto degli aggettivi –
i morti lanciano reti ai vivi
e ciò che conta è il flusso perenne
purificato dai falsi segnali

importa solo che i vivi
se pure sbiaditi da luce scarsa
tengano aperti i vasi nascosti
recettori a captare i segni
del prima e del dopo –
l’attimo scorre, sempre

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Immagine
Non so come, dal niente ho estratto parole
e tracciato a matita uno schizzo
di neuroni dispersi, come
col pennarello semina un bambino
lunghe foglie sul foglio
soli rotanti e fiori

non so come ho pigiato sui tasti
collegando frantumi di ricordi
in catene di suoni e colori

oggi è soltanto tosse
e risucchi del cuore in duri strappi –
niente appigli sul bianco della pagina
qui, ronza la ventola del computer
fuori incespica il vento

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