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Posts Tagged ‘tempo’

 

 

Fra rotazioni di pollini
e foglie in fremere
suasivo un merlo fora il tempo
calmo del pomeriggio –
nubi d’argento e cieli brevi
sopra i tetti e le case
popolate da scarne figure sole –
più in là
torrenti d’animali e d’uomini
in polverose
transumanze

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Se la mia vita fosse uno zampillo
d’acqua chiara con gorghi di note
e facile scrivessi, come mano
che sfiora i tasti, pizzica le corde
evoca melodie, rilancia accordi –
niente è fermo, tutto è sempre nuovo –
se la mia vita fosse una follia
di quadri e canto, segni e gesti –
una fra tanti, una nel fluire
di ogni cosa nel tempo – esisterei

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Persa nei campi elisi di un balcone
ascolti il suono delle cicale
attutito dal tempo
bimbi nudi e salati corrono fra le dune
selvagge degli Alberoni
era un altro millennio e il vento
respirava tra i rami degli oleandri
come fa ora lungo i condomini
ti chiamavano Pupa, abbronzata dal sole
del mare e della montagna
ricordi sempre più lievi
galleggiano nei tuoi capelli d’argento
di giorno sogni, la notte scompari
dietro persiane sbarrate
ma continui a sentire un suono
come di cicale lontane

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KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

Vengo da un mondo scomparso
navigo a vista
tra ostacoli mobili e scogli
figure mi vengono incontro
di densità ignota
mi scalfiscono, a volte le schivo
vengo da un mondo ignoto
inghiottito dal tempo, per questo
io non ho guscio, non mi difendo
che facendomi poco a poco
trasparente fra trame, invisibile quasi
dentro un fluido alieno

per non perdermi, fisso puntine
di parole nei punti
cardinali del mio sentire
me stessa, fra flussi
di pollini inconsistenti

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il buio non ha nome

Edvard Munch

L’alba è un pozzo di nulla –
avvinghiati per non precipitare
inutilmente proviamo a fermare
il giorno che viene

le solite insofferenze, varianti insensate
stupide ore – scorie rimescolate affiorano
trasportate sul filo di correnti
precipitose – il tempo
è una schiuma che non perdona

e quando cala la sera e rimango sola
sprofondo al centro di me stessa
nel silenzio mi perdo, il buio non ha nome

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C’è sempre un procedere a ritroso
laghi e fiumi, pianure
qui si perde l’ultima luce –
cadono dai rami silenziose parole
le stacchi come frutta

spesso procedi a sbalzi
storditi sul tempo vuoto –
nel ventre notturno filtrano voci
guardi in alto, qualcuno sparge
folate improvvise di stelle

nello spazio deserto un cuore bussa

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ancora un giorno

L.Winram

Ancora un giorno, ancora
un altro pomeriggio:
le tre e tre quarti, anzi quasi le quattro
solo un lieve ronzio
ed il tempo avanza senza cedere
agli intoppi d’abisso
ecco
sono le cinque, anzi
quasi le sei
sto guadagnando un giorno
ho perso ciò che non so
sedimentato nello stagno
vuoto
che non conosco, infisso
dentro di me, nel profondo

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