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Posts Tagged ‘vivi’

Val Venosta

Le mele crescono dove c’è tanta acqua
i merli cantano, le case s’alzano in volo
respirano nuvole i boschi – dentro la torre
si appendono pipistrelli nudi

lavorano i vivi, dormono i morti
sulla ghiaia del cimitero
vagano lumini rossi

se la terra è tutta cosparsa di fiori
mille torrenti trascinano tronchi e fango
mormora l’acqua, il vento impazza –
dentro i castelli, torture e vessilli

dal Cristo fuoriesce sangue
l’angelo è d’oro
la Vergine impugna la spada

alberi coronati di luce
guardano le nuvole in fuga
scotonate sui dorsi dei monti

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convergenza sospesa

isola-dei-morti

Di tanto in tanto, l’isola dei morti
si staglia fra cielo e mare –
convergenza sospesa tra voli

i corridoi dei vivi, sorretti dall’acqua
disegnano curve sulla laguna –
di tanto in tanto, la marea dei viandanti
vacilla dondolando su pietre

e mille vele dalle punte aguzze
rompono i gonfiori a ventaglio, sbandano
veloci al punto di fuga

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reti

campigotto

Luca Campigotto

Questo è il regno di mezzo
non è giorno né notte
vita né morte
non è sonno e neppure
mente lucidamente sveglia

in questo mondo di mezzo i morti
dicono ai vivi ma non parole
non sono essenziali i verbi
né l’affetto degli aggettivi –
i morti lanciano reti ai vivi
e ciò che conta è il flusso perenne
purificato dai falsi segnali

importa solo che i vivi
se pure sbiaditi da luce scarsa
tengano aperti i vasi nascosti
recettori a captare i segni
del prima e del dopo –
l’attimo scorre, sempre

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cimitero
la presenza degli alberi
abbracciava ogni pietra, ogni nome inciso
sprofondare di sassi, ossa senza nome
stridori di motoseghe nel cimitero ebraico
e quell’uomo, in alto, che gridava scostatevi
viene giù, crolla il ramo grande

la corona alta di piante
mi metteva una frenesia di graffiare il tempo –
un lampo nel groviglio, i gesti si chiusero
sull’erica spettinata
le parole nei vasi di ruggine

poi, corsero per i tronchi discorsi antichi
rami turgidi di memorie fecero uscire
fiduciosi sussurrri dal fogliame

come se ci credessi pregavo
come fossero vivi, respiravo per loro
e per chi vive nella prigionia del corpo
assaporavo guizzi di luce nell’acqua

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