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Di quanti filtri

Di quanti filtri
pellicole adesive trasparenti
maschere d’argilla o creta
rapprese ai bordi, crepate con fulmini
in trasversale sull’anima,
di quanta cartapesta e fondotinta
sul volto abbiamo bisogno
per sentirci esistere
e calamitare l’altrui attenzione –
quante reti comprimono
gesti, pensieri, parole
in quali cavità la mente cola
corpo e spirito trafugati
da illusioni precarie
coazioni a ripetere
serialità stampigliate
di stereotipi –
quando
saremo noi
fuori dai lacci?

Vengo da un altro pianeta
ad esplorare ponti, sentieri, calli
la luce bassa del vostro sole
mi ferisce la mente – desidero spazi
silenziosamente neri e lontani

vorrei trovarmi in un territorio
primordiale: lì vibrano suoni
meravigliosi, vivono fiori
differenti – nell’aria profumi strani
eclissano pensiero e cuore

inghiottito dal tempo
il mio pianeta d’origine è perso
sceso sull’orizzonte di un sole
che saetta gli ultimi raggi
lancinanti

BUONA PASQUA

canneti

Niente più ore ma soltanto
canneti nella nebbiosità
un grido rauco d’uccello ignoto
sciacquio nella melma
prima dell’alba –
la laguna era immersa
nel tempo alieno del sogno

più in là, strisce d’erba e barene –
sognavano i semi, i vermi
gli insetti e il fango
intriso di antichi cocci

una lama di luce
rasa sull’acqua torbida
evaporò i fantasmi –
apparvero, in danza traslucida
arabeschi cangianti

 

ma per fortuna

Van Gogh

Basta me ne vado
inutile girarsi a destra e sinistra
scaricare parole su parole
ingombrare la testa di carta straccia

ecco, aspettavo il tempo
che cancella ore e minuti
ho visto soltanto scatole vecchie
incastellamenti precari
distrutti

me ne vado muovendo il corpo
nella babele di lingue e gesti
fendo come una straniera perfetta
la pesantezza di folle in fermento

ma per fortuna guizzano i bambini
sperimentando la velocità dei monopattini
spruzzano di scintille le pietre consunte
sfarfallano petali rosa

Quanto è precario vivere con questo
poco e troppo poco
nella marea del mondo
io mi sento sommersa, quasi
ma sono quel che sono
e per me il poco è tutto
e per strada raccolgo poco a poco
fieno ed erba strappati a ciuffi
subito sparpagliati vanificati
volati via col vento
il fare mi tiene insieme
sbucciando parole come frutta
l’acqua rischiara il tutto
l’acqua copre
diviene bianco il grigio
scorre il nero
sulla pagina aperta
mai finita

LIMINA MUNDI

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di:

Marina Raccanelli

Isole sospese, io sono lì
nell’azzurro irreale oltre
la visibile linea liquefatta

sospese isole, io sono qui
sopra la sinuosa
serpentina di schiuma, scia
dietro il vivere

*

Cerco la goccia in fondo al mare
un piolo nel turbinare
dell’umanità disgregata –
cerco le latitudini strane
dei miei pensieri smagliati
i suoni dell’assurdo non percepito
il silenzio sordo del mondo
in fragile disgregazione –
cerco
l’incarnazione di Dio nel minuscolo
fiore, nell’unghietta di un bimbo
neonato, nel soffio dei venti astrali
e trovo te, illogico amore
ritornato bambino

*

Quando io morirò sarai nel sole
formica in fila sul bordo, zanzara
ubriaca in riflesso di palude
bombo pesante al petalo
del fiore

libellula in alone controluce
io ti vedrò vibrante nel vapore
dei soffioni a migliaia
che il vento sperde

dentro il buio
avrò palpebre
di luce

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