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Ora ch’è andata così
senza una vita di riserva
una luce impietosa svela
strati di errori recidivi
per te, che vivi stretta
dentro elastici tesi da te stessa
la superficie è liscia, quasi perfetta –
dietro le spalle svettano
guglie di bellezza e splendore
a forare gli oceani di piombo fuso

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Trapezista

Trapezista del vuoto
cerco appigli, lancio
ragnatele di frasi
catturo
briciole di esistenza

tre navate

La mia anima ha dentro tre navate:
la figura di un Cristo immobile
pende al centro, l’organo spande
vibrazioni armoniose –
lenta e densa la musica cola
nello stampo del vuoto, splende il buio
le arcate
sfondano l’abside

 

 

Ci sono libri che leggiamo con leggerezza disimpegnata, per semplice passatempo, e libri che leggiamo più o meno volentieri, consapevoli che possono arricchire il nostro orizzonte mentale; libri cui ci dedichiamo a fatica per puro obbligo, scolastico o di altro genere, e libri con cui riempiamo il tempo solo perchè ci sono capitati sottomano, perchè in quel momento erano di moda e vendevano molto, ma poi sono arrivati a deluderci e li abbiamo finiti svogliatamente.

Ci sono libri che tiriamo fuori da vecchie librerie, e, sorpresi di non averli mai letti, divoriamo scoprendo di esserci persi qualcosa, a suo tempo; ma non è irrimediabile, un libro non scade come lo jogurt, va sempre bene.

Ci sono libri considerarti imperdibili, ma che non riusciamo a digerire, e classici che ci sorprendono per la loro freschezza e capacità di coinvolgerci; ci sono anche libri nati come opere di dal violento intento anticonformista, ma che a distanza di tempo ci appaiono datati e privi di mordente nel loro linguaggio superato.

E poi ci sono libri, rari e appunto per questo preziosi, che non sono semplici libri, ma autentiche esperienze di vita: segnano il nostro percorso umano e spostano le nostre coordinate mentali. Continua a leggere »

Val Venosta

Le mele crescono dove c’è tanta acqua
i merli cantano, le case s’alzano in volo
respirano nuvole i boschi – dentro la torre
si appendono pipistrelli nudi

lavorano i vivi, dormono i morti
sulla ghiaia del cimitero
vagano lumini rossi

se la terra è tutta cosparsa di fiori
mille torrenti trascinano tronchi e fango
mormora l’acqua, il vento impazza –
dentro i castelli, torture e vessilli

dal Cristo fuoriesce sangue
l’angelo è d’oro
la Vergine impugna la spada

alberi coronati di luce
guardano le nuvole in fuga
scotonate sui dorsi dei monti

luce pomeridiana

Sun Liangang

Ritornerò in montagna
a cercare l’altrove
l’io vero, puro da inganni
finzioni e fraintendimenti

nell’aria libera, sarò me stessa
frammentata nei sassi e nei fili d’erba –
guarderò i profili dei monti a onde
tra quinte di pini fruscianti

tra le nuvole in corsa e profumi
di prati falciati, dilaterò il mio io
piccolo, sparirò nell’azzurro quasi
bianco di luce pomeridiana

 

Safet Zec

Ma perchè hai dovuto andartene
con tanta, difficile lentezza

vivevi in un mondo di ombre –
oltre la memoria e verso
dimensioni di presenze sfumanti,
di nebbie, forse, o del nero più denso

ogni tuo passo era sempre più lento
finchè non ci furono più passi
però, lo spirito continuò a viaggiare –
non potevi dirlo a nessuno
ma sapevi la direzione del viaggio

gli attimi duravano secoli
i giorni morivano in uno zero –
la morte intrecciata con la vita
fece scivolare le tue ore
verso un buco nero
dove non esisteva il tempo

per me, il tempo ha cambiato nome