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Archive for the ‘foto’ Category

 

C’è sempre un procedere a ritroso
laghi e fiumi, pianure
qui si perde l’ultima luce –
cadono dai rami silenziose parole
le stacchi come frutta

spesso procedi a sbalzi
storditi sul tempo vuoto –
nel ventre notturno filtrano voci
guardi in alto, qualcuno sparge
folate improvvise di stelle

nello spazio deserto un cuore bussa

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Caorle d’inverno

 

Foto di Piero Orsoni

oltre il giorno cristallizzato
nel riverbero sfatto di splendore
con dita di schiuma l’aria
ti scioglie in quiete perfetta

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Brooke Shaden

Era un giorno di vento teso
mulinelli e cartacce da schivare
un giorno da procedere obliqui
invidiando lo slancio ai gabbiani –
padroni del vento e frecce
sommersi in un giubilo di raffiche

era un giorno di vento sferzante
l’aria sbucciava la crosta al mondo
svelava stringhe del passato, a caso
sapori e suoni in smarrimento

ora che il vento ci spinge
verso incroci sbagliati
sentieri senza biforcazioni
più forte dei gabbiani è la memoria:
una tenerezza antica, i grilli nella notte
il mare d’estate, profumo di abeti
voci amate che il passato
ci sospinge nel vento

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incipit

Farò la dieta del sonno
nel silenzio che mi dilava
aspetterò
nuove sillabe e parole nuove
mi farò piccola piccola
tanto lo sono già, dentro
per spiccare un fiore d’inverno
mi brucerò di freddo le dita
e goccerà sangue sulla neve –
che importa – dentro il tacere greve
di una mente sorpassata dai giorni
sboccerà un incipit, forse
di quale libro non so

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Un oceano di sonno senza violini:
mi piacerebbe scivolarvi dentro. ..

torrenti di suoni si gettano
nell’alveo di danze vibranti –
se il pianoforte racconta una storia
un violoncello sotterraneo tocca
sabbie profonde nell’anima –
il violino si slancia d’imperio
l’intreccio avvolge ogni cosa
in elegie senza riparo…
i nervi scoperti sono un grido silenzioso
ecco infine l’oceano senza nome
mosso appena da imperturbabili suoni
è l’oceano di sonno senza violini
ti sommerge con un tremito viola

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Silenzio e solitudine sono il mio respiro –
disegnano una quiete danzante
tutto l’oro d’autunno e il rosso
di foglie lanceolate

treni di tenebre hanno scompigliato
le nostre vite, ma poi
vennero le stanze calme
con pareti di porpora e angeli sparenti
caddero note sospese
di neve lenta

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Lawrence Winram

Il silenzio scorreva tra lievi
sfarfallamenti del tempo:
ad ogni stanza, perdevo un abito
una gonna, una giacca, una memoria –
dai vetri accostati delle finestre
penetrava una polvere di note –
nebuloso emerse un ricordo

mi riavvolse il silenzio come feltro
nella stanza del nulla denso
persi un cappotto, memorie e parole –
nell’altra stanza, precipitavano numeri
frasi e versi, diagrammi a colori

e il silenzio scorreva sempre
verso la danza dei vortici neri

nell’ultima stanza, la mia anima nuda
fu accarezzata da un notturno
distillato con preziosa lentezza –
note e silenzio si fusero
nella vibrazione
sparente

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