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Archive for the ‘foto’ Category

quarantena

Winram

Viviamo appesi a milioni di dati
i nostri sogni sono numeri e spartiti
passiamo il giorno a disinfettarci le mani
i volti dei nostri cari sono ridotti a quadratini

noi, cancellati da maschere bianche
il mondo com’era prima, un ricordo lontano
passiamo ore e giorni dentro scatole chiuse
fuori, piazze e strade sono spazzate
da irrespirabili venti – soli nel pianeta
perso in distanze siderali

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il silenzio del mondo

Il silenzio del mondo
in una stanza:
ogni cosa al suo posto
il nulla al centro

nella città di pietra irreali
sgusciano ombre, girano gli angoli
il respiro si spezza nell’aria maligna –
una bellezza oscura
sotto una patina opaca

sola nell’acqua lattiginosa
scivola un’anatra con piume
morbide

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Ho visto il vuoto ed era nel passato
pozzo di memorie affondate
prato di fiori vermigli
falciati a mazzi

e vedo il presente vuoto
appeso a un filo
di alterni richiami e silenzi
grigi

quando il futuro è nebbia
sono in un tram, corro
dentro un morbido nulla
bianco

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campane solitarie

La malinconia cava delle campane
risveglierà echi tra pietre –
io la sentivo da bambina
nell’isola d’alberi, lontana…
ed era come una promessa
lievitante sul mare, sulla laguna

è passata una vita, ora
la malinconia è un sussurro vuoto –
campane solitarie a onde nell’aria
ancora e sempre lontane

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Tu e la tua vita
torrentizia alle spalle
tu che ti sai
mettere in collisione
perderti e ritrovarti
vivere intensamente

io che mi perdo e vivo
lentamente tra spazi e attese
cure minime e incurie
di me stessa e del mondo
io che mi smaglio nei contatti
e mi ritrovo nei silenzi

cittadina del mondo, tu
io senza
cittadinanza

cerco ancora di fondermi
pelle a pelle –
cominciare e finire
dentro un alveo materno

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un cerchio perfetto


Questo tempo
che si smaglia in pozzanghere
luccicanti sotto i lampioni
rompe la monotonia e si addensa
in solidi blocchi
sospende i battiti, poi rifluisce
in chiaro silenzio

solstizio dopo solstizio
le stagioni della mia vita nevicano
a ventate si svuotano i ricordi
nel biancore che avvampa e li risucchia –
solstizio dopo solstizio
la vita mi si scorcia alle spalle
nella pianura di neve torno bambina
il tempo, una nebbia sfilata tra il prima e il dopo
ma, prima ancora, non esistevo – fra poco
si compirà un cerchio perfetto

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Lo scirocco d’inverno
è il più crudele dei venti:
sotto l’occhio lunare solleva
l’Adriatico, e punta dritto
verso la pozza lagunare –
alle bocche del porto, se incrocia
la tramontana scatena
turbini a schiantare barche
e fiumi a intorbidare
le antiche pietre

gorgoglierà l’acqua dai tombini
e filtrerà pareti,
risalirà gli intonaci il sale –
tavole fango e alghe, rottami
galleggeranno al buio
per calli e fondamenta

poi, ci saranno mattini
di desolazione –
novembre interminabile d’ansia
conterà le fatiche di Sisifo,
Penelope vedrà la sua tela
dentro canali torbidi
perdersi
lentamente

solamente la sera
a volte
vedrai splendere cupole
sospese tra onde di porpora inquieta
e ventagli di nuvole tese
ai confini del cielo

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