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Posts Tagged ‘morte’

uccello di passo

Come vino e pane
tra briciole di telegiornale

il mattino è l’ora salsa:
speranze gettate fra le dune
raddrizzano i fiori sullo stelo –
oggi che morte e vita sono scompaginate
ad ogni passo faccio il punto
sono un caleidoscopio scosso

si rincorrono i bimbi nel Campo del Ghetto
stridono felici come passeri al vento –
e io affronto le pietre con precauzione
scruto le ragnatele spaccate

dove nasce la nebbia e muore il sole
fossi uccello di passo nella sera

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la morte del poeta

Vivo in un purgatorio
di pozzanghere e pietre lucenti
l’aria, è nebbia e vapore
l’acqua torbidamente scivola

dentro mura sbarrate, anime spente
invisibili corpi attendono

in questo limbo di piogge ostinate
fluttua il canale intorno ai pali
e le barche legate sbattono
in dondolante inquietudine

Aldo Vianello è morto
le sue parole accecanti sono disseminate
sulle pietre, dietro le fondamenta
della Misericordia, sotto portici oscuri
dentro i bistrot falliti, sui fogli
fittamente graffiati dalla penna

Aldo Vianello, poeta veneziano, che ho avuto l’onore di conoscere, è mancato qualche giorno fa

https://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Vianello

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pensieri nudi

 

Pasqua senza resurrezione
per la mia fede in stand by
il mio raggio di sole è uno schermo
dove oscilla un volto di bimbo
e mi parla di foglie nuove
con stupore saggio

l’avanzata del tempo è strisciante
ma dovunque
la morte trasparente si espande
inchioda il fiato, pesa alle spalle
e non esistono sabati né lunedì
solo parole sprecate, silenzi esplosivi
il magma virtuale vibra e si svuota
ci restano soltanto
pensieri nudi

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Van Gogh

Van Gogh

Camminerò verso un mare notturno
sotto stelle rotanti e lune arancio
come in un quadro di Van Gogh

il pizzicato di un violoncello solleverà
onde a virgola, bianche e aguzze
ci saranno gli scogli di Etretat

niente sarà reale
solo il battito del mio cuore

avanzando nel liquido nero
vibrazioni profonde mi laveranno
toccherò il limite tra morte e vita

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quasi straniera

quasi straniera

La morte notturna mi rovescia
spiaggiata nelle stanze incoscienti
nel mattino, un’eco lontana
acqua impaziente nei tubi
brontolio di motori sull’acqua
o forse
un alfabeto di note straniere
le capisco un po’ meno
ogni giorno che passa

figure sformate si aggirano per le calli
al posto dei piccioni
gabbiani in picchiata come albatros

mi specchio dentro volute
di pietra e acqua torbida
quasi straniera nella città
me ne andrò
in trasparenza

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sweet death

La morte ti strizza l’occhio
in abito frusto da bagascia
del 700 – un vecchio en travesti
con trucco giallastro-intonaco
parrucca edificata da ragni
mantello di fango e coriandoli

la morte ti strizza l’occhio
eccitata dai bonghi dei rasta
sferzati da rovesci di pioggia
dalle viscere, un mantra demenziale
il battito nero ti conficca
sguardi vuoti nella memoria

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rotko

rotko

La notte ha densi blocchi
si centrifuga il buio con la luce
in pazze schegge
non è giorno né notte in sospensione
con il corpo la mente affonda

navigare di cocci del passato…
corre il bimbo, pura felicità
la morte è un sospiro –
il nero è intenso rifiuto
di ciò ch’è stato
e non doveva

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luogo sconosciuto

bambole_3_664

Sono in un luogo sconosciuto
dove il tempo non lascia traccia
le persone hanno guance lisce
sembrano avatar –
acquattate negli angoli bambole
abbracciano vecchi folletti
vassoi di peluches si sporgono
chiedono solo attenzione

oggetti ombrosi affollano
cassetti chiusi, ante aperte e sbattute –
celle di contenimento
al lievitare di antiche memorie

la morte ha illuminato la vita
con nucleare bagliore –
indica percorsi a singhiozzo
il finale non ha spiegazione

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