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Posts Tagged ‘vita’

campane solitarie

La malinconia cava delle campane
risveglierà echi tra pietre –
io la sentivo da bambina
nell’isola d’alberi, lontana…
ed era come una promessa
lievitante sul mare, sulla laguna

è passata una vita, ora
la malinconia è un sussurro vuoto –
campane solitarie a onde nell’aria
ancora e sempre lontane

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Tu e la tua vita
torrentizia alle spalle
tu che ti sai
mettere in collisione
perderti e ritrovarti
vivere intensamente

io che mi perdo e vivo
lentamente tra spazi e attese
cure minime e incurie
di me stessa e del mondo
io che mi smaglio nei contatti
e mi ritrovo nei silenzi

cittadina del mondo, tu
io senza
cittadinanza

cerco ancora di fondermi
pelle a pelle –
cominciare e finire
dentro un alveo materno

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un cerchio perfetto


Questo tempo
che si smaglia in pozzanghere
luccicanti sotto i lampioni
rompe la monotonia e si addensa
in solidi blocchi
sospende i battiti, poi rifluisce
in chiaro silenzio

solstizio dopo solstizio
le stagioni della mia vita nevicano
a ventate si svuotano i ricordi
nel biancore che avvampa e li risucchia –
solstizio dopo solstizio
la vita mi si scorcia alle spalle
nella pianura di neve torno bambina
il tempo, una nebbia sfilata tra il prima e il dopo
ma, prima ancora, non esistevo – fra poco
si compirà un cerchio perfetto

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spartiacque

                                         Omar Galliani

 

Una finestra calda, un cielo freddo
e lo scompiglio del tempo che preme:
un vetro arancio mi sta davanti –
il nulla intorno, nel circolare ritorno
di nuove celebrazioni, le stesse
di sempre

dal passato risale un gorgoglio
di obnubilati ricordi sparsi, ma ora
irrevocate pendono scadenze, e i riti
dei vivi e dei morti

nella mia vita
spartiacque una lenta dipartita
e un rapido precipitare: tutto torna –
nei cieli di nubi in fermento
un vento senza pace rimescola
gorghi d’invocazioni, e gli urli
del nostro scontento

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Se la mia vita fosse uno zampillo
d’acqua chiara con gorghi di note
e facile scrivessi, come mano
che sfiora i tasti, pizzica le corde
evoca melodie, rilancia accordi –
niente è fermo, tutto è sempre nuovo –
se la mia vita fosse una follia
di quadri e canto, segni e gesti –
una fra tanti, una nel fluire
di ogni cosa nel tempo – esisterei

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non desidero altro che la sera

Non desidero altro che la sera
la sera e la frescura
dopo il giorno urgente e sfasato
la sera ed intonaci
non più assolati – per ultimo
risplende un quadrato giallo –
ma le finestre tacciono
ogni tegola è chiusa
nel suo silenzio, le mura
del condominio si saldano
in angoli definitivi –
dentro, le pareti si perdono un po’
frasi intere si cancellano
nelle pagine del mio quaderno

però la sera mi consola
amica del mio lento disfarmi…
fossi un gatto, giocherei con il filo
della mia vita che si sgomitola
sempre e ancora lo inseguo

 

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ora ch’è andata così

Ora ch’è andata così
senza una vita di riserva
una luce impietosa svela
strati di errori recidivi
per te, che vivi stretta
dentro elastici tesi da te stessa
la superficie è liscia, quasi perfetta –
dietro le spalle svettano
guglie di bellezza e splendore
a forare gli oceani di piombo fuso

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Van Gogh

Van Gogh

Camminerò verso un mare notturno
sotto stelle rotanti e lune arancio
come in un quadro di Van Gogh

il pizzicato di un violoncello solleverà
onde a virgola, bianche e aguzze
ci saranno gli scogli di Etretat

niente sarà reale
solo il battito del mio cuore

avanzando nel liquido nero
vibrazioni profonde mi laveranno
toccherò il limite tra morte e vita

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corcos

Non era che sogno e ricordo
tutto
nella stanza dei grilli o nel cortile
del gatto in amore
nel giardino dei fichi e rosmarini, tu
intrecciata di immagini a colori

il ricordo era sogno e il sogno ricordo
nelle pagine, dentro i libri o nei tramonti
gloriosi sulla laguna – però
la bellezza dell’acqua e dell’aria erano colme
di nostalgie verso mondi ignoti

sotto la galleria degli ippocastani
è stato un sogno il ricordo
di parole scambiate e perse
mai pronunciate
dentro griglie di nebbia e colature
rarefatte – nelle intricate caverne
di cespugli vibrava l’eco
di un’altra vita, altrove

e adesso che il tramonto è davvero
un calare definitivo
attraversando un caleidoscopio
di vite sfiorate senti
che il sogno è ricordo
il ricordo sogno

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altalena

Caffaro Mario

E trattengo il pensare dalle cime
confondendo i principi con la fine

Chi vuol giocare con me all’altalena?
Elena lo fece, ma non per gioco
forse, nel bosco dalle fronde chiare
prima di mille donne, poi mille altre
dondolarono nei secoli per disperazione

il nemico era dentro le porte
nelle viscere e nella memoria
nella pelle stava inciso, incastrato nelle ossa
ma se non puoi cacciarlo rientra in te stessa
arraffa la vita goccia dopo goccia
tocca con gioia ingorda il filo d’erba
nel microcosmo sarai serena

minima è la densità dei secondi
ecco, nell’alba la luce si alza

Rispondendo a una richiesta di Papagena, aggiungo a questo testo una precisazione che vale per tutti.
La mia altalena non è quella di Elena, ma la “normale” altalena di alti e bassi che ogni essere umano prova, e forse le donne di più: per risalire dai bassi, a volte la poesia aiuta.
Nel mito greco, c’è un legame tra l’altalena e la morte per impiccagione, vedi i miti e i riti relativi ad Erigone; quanto ai miti relativi ad Elena di Troia, la loro quantità ed estensione nel tempo e nello spazio sono considerevoli.
Secondo la tradizione principale, dopo la guerra di Troia Elena tornò col marito, e visse con lui a Sparta onorata e rispettata, in quanto non considerata colpevole ma vittima del fato.
Secondo un’altra versione, Elena morì impiccata a Rodi, in seguito ad una vendetta.
Rabbrividisco pensando alle giovani indiane stuprate e impiccate.
Tuttavia, tutti e tutte, ieri come oggi, abbiamo le nostre altalene psicologiche; ci sono nemici lontani e nemici vicini, che ci rubano la pace e purtroppo anche la vita. I nemici più difficili da riconoscere sono dentro di noi.Se non li debelliamo, non saremo mai liberi.

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