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Posts Tagged ‘musica’

tre navate

La mia anima ha dentro tre navate:
la figura di un Cristo immobile
pende al centro, l’organo spande
vibrazioni armoniose –
lenta e densa la musica cola
nello stampo del vuoto, splende il buio
le arcate
sfondano l’abside

 

 

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Man Ray

Man Ray

Basta che io non veda, e mi consolo –
mi fluisce la musica barocca
marmellata e velluto nella mente

ecco, allora non penso e non divago
tra colpevoli assilli e dubbi atroci –
basta che senta il suono del violino
lo accompagna un sassofono suadente

la sigillata grazia del suono
controlla panico e fughe:
guardo incresparsi, viva, la laguna
ed il vento frizzante con gabbiani

ora il male del mondo intero
e gli strazi privati sono in pausa

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David Bowie

David Bowie

Ricordati da dove sei venuto e dove andrai
uomo o donna, dalla polvere alla polvere

attraversando questi giardini d’aria
in rotazione di pollini e fiori
ricordati la benda e l’ago
lascia
che la musica ti attraversi
spalancherà come un vento
i tendaggi dell’odio
camminerai sui sassi roventi
e proverai compassione

pensa alle ceneri ma non scordare
le meraviglie del giardino sospeso
risplendente di margherite
con il cuore color arancio

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dal silenzio una musica nervosa

muro

Romanzi di tende e finestre chiuse…
largamente diffusa la muffa espande
fiori e onde sul muro
piantato al centro del tempo

ferro battuto e stracci al vento
invisibili soli sopra i tetti

dal silenzio una musica nervosa
nasce, furiosa cresce
colma la stanza, ferma il tempo

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vestale di musica

get_picture
Costruisci piramidi rovesciate
con le tue braccia ed un violino
tracci sentieri di cristallo spiovente
nel tempo astratto e trasparente che tu sai
e ancora vai, non smetti di chiedere
conclusioni dai salici – con loro ondeggi
nelle loro cascate tremi ed ascendi
precipiti verso l’alto strappando a strisce
l’apparenza dell’universo

hai spalancato fori in un altro luogo
dove si abbracciano gli estremi
e convergono mondi

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Catturato lo sguardo a tende appese –
acquarelli, luci a rovescio
seggiole pietrificate

fingeva se stessa la vita, fuori:
maniche vertiginose di bianco vento
un camino aspirava muri
il cielo, un azzurro taglio, stretto

nella stanza con due pareti, il niente dietro
montagnole di note in crollo su note
strati e curve di accordi, conchiglie di suoni
purificati in declinazioni diverse –
Brahms in jazz, la marcia di Liszt
un perfetto Skrijabin

l’uomo con barba estraeva dai tasti
diagrammi ad albero, trasparenze di note
brillanti chiodi ramificati
con svariare di ritmi –
ora, svuota di sabbia i flauti
entra nelle sinapsi con freschi timbri
cola i vuoti con lente meduse
assorte fino a sparire

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